Regolamento impianti sportivi (palestre), albo comunale associazioni, sostegno alle iniziative sociali ideate dai cittadini (“tagsmutter”, favorire ludoteche pubbliche o private, sostenere le “Banche del Tempo”), fasce Isee assistenza domiciliare 2013
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La Commissione Politiche Sociali e Pari Opportunità, Sport, Politiche Giovanili, del Tempo Libero, Pubblica Istruzione, Edilizia Scolastica, Università, Studi e Ricerche, Programmi Speciali, Cultura e Turismo che si è tenuta il 4/11/2013 è stata propositiva (come chiediamo da sempre), anche se, purtroppo ed ancora una volta, si notano i soliti atteggiamenti in alcuni consiglieri dell’opposizione. Sembra strano che l’osservazione giunga da un Movimento che è continuamente bersagliato da false accuse di demagogia, ma cavalcare l’onda dell’emotività e della sofferenza di chi assiste persone è inaccettabile e non può che essere catalogato nel senso peggiore di “populismo”.

Come consiglieri M5S della Commissione, con il contributo dei cittadini attraverso il Gruppo di Lavoro (GdL) specifico, abbiamo lavorato ad alcuni regolamenti quali: il regolamento per la concessione in uso degli impianti sportivi e locali annessi agli istituti scolastici, il regolamento dell’albo delle associazioni, il regolamento servizi sociali a sostegno delle famiglie e dei minori e infine abbiamo tracciato la linea politica sulle fasce ISEE riguardanti l’assistenza domiciliare ai disabili.

Durante la discussione del primo punto all’ordine del giorno (come secondo passaggio in commissione) sono state semplicemente puntualizzate alcune specifiche sulla concessione delle palestre, nel particolare gli spazi annessi (come ad esempio gli spogliatoi) delineando che ciò non sarà inserito nel regolamento, ma nella lista delle strutture disponibili. Il dirigente Maceroni dà delucidazioni sul tema delle assicurazioni rispetto a quella di responsabilità civile (danni alle strutture) ed a quella per gli infortuni degli iscritti. Gli spazi verranno assegnati con priorità alle associazioni LOCALI e al contempo, mantenendo un’apertura verso l’esterno, negli orari in cui i locali scolastici e le palestre sono inutilizzati saranno resi disponibili ad attività ed associazioni, non presenti sul territorio. Non verrà assegnato nessun punteggio per le associazioni che non hanno un’anzianità di almeno 3 anni; per le nuove associazioni ci sono comunque delle ore riservate.
Il vecchio modo di fare politica è venuto fuori anche durante questa commissione dove Schiumarini si permette di fare allusioni a nostri interessi personali nella variazione di questo regolamento, usando il termine a noi non consono di “artatamente modificati” oppure quando afferma che “ha solo la sensazione” che si voglia favorire qualche associazione in particolare e sostiene che mai come in questi giorni nascano “come funghi” nuove realtà associative. Parla della notte bianca e di come associazioni nate 2 giorni prima abbiano ottenuto spazi e finanziamenti. Viene fatto notare dal Presidente della commissione che l’oggetto della discussione è un altro e i suoi commenti sono fuori luogo.
La nostra proposta è che gli appuntamenti delle commissioni siano esclusivamente luogo di propositività e dove sia presente una diretta streaming affinchè si possano seguire in diretta questi atteggiamenti tesi a non rispettare il mandato dei cittadini.

Per quanto riguarda il secondo punto all’ordine del giorno (albo delle associazioni) la novità assoluta che viene introdotta è la revisione annuale dell’albo, con la cancellazione delle associazioni non più operanti o che non abbiano svolta almeno una attività sul territorio.
Mambelli chiede che sia tolto il divieto di iscrizione per le associazioni di categoria. Gli viene fatto notare che quest’albo regolamenterà solo le associazioni senza scopo di lucro.

Il terzo punto all’ordine del giorno è una novità assoluta per il Comune e si tratta di una prima bozza da ampliare e migliorare, con nuovi suggerimenti proposti dal M5S Pomezia, in una seconda commissione che si terrà prestissimo per l’approvazione in Consiglio Comunale. L’assessore incaricata Elisabetta Serra fa un cappello introduttivo e la bozza viene accolta con favore, si tratta di una proposta di regolamento redatta nella volontà di voler sostenere e non ostacolare le iniziative sociali ideate dai cittadini e realizzate in forma associativa o singola, in sintonia con i regolamenti regionali e nazionali, per i servizi, resi ai minori e di sostegno ai genitori, per potenziare i servizi socio-educativi per la prima infanzia con l’intento di favorire le attività di nido familiare condotte da “tagsmutter”, favorire ludoteche pubbliche o private intese come servizio educativo-culturale-ricreativo e sostenere le BANCHE DEL TEMPO intese come forme di organizzazione mediante le quali persone disponibili ad offrire gratuitamente parte del proprio tempo per attività di cura, custodia ed assistenza vengono poste in relazione con soggetti e con famiglie in condizioni di bisogno.

Per il quarto punto all’ordine del giorno sulle fasce ISEE dell’assistenza domiciliare sono stati invitati oltre alle figure istituzionali anche figure tecniche quali, l’assistente sociale del comune D.ssa Ambra Camilli, il direttore della Pomezia Servizi Dott. Guido Tacconi, l’assistente sociale della Pomezia servizi D.ssa Micaela Chianchiano ed in rappresentanza dei diretti interessati di tali fasce i rappresentanti del Comitato Dimensione Disabili il Sig. Nicola Vannini e la Sig.ra F.rancesca Bassani.
Come documentazione agli atti è stata inviata a tutti i presenti la delibera del consiglio comunale del 17/01/2012 dove la precedente amministrazione aveva approvato le fasce di contribuzione per l’anno 2012 contestate dal Comitato. Dell’attuale amministrazione sono ancora in consiglio comunale Schiumarini, Lupo, Mugnaini , Russo, Fucci . Tutti avevano votato a favore.
Schiumarini e Lupo abbandonano la commissione tra il secondo e il terzo punto. E’ allegata anche la delibera n. 2013/50 del 27/03/2013 con la quale per l’anno 2013 il commissario fissa delle quote con percentuali meno gravose per gli utenti del servizio rispetto a quelle stabilite nel 2012.
Obiettivo della discussione era mettere in chiaro che per il 2013 le fasce stabilite dal commissario rimarranno inalterate e per quel che riguarda il 2012 non si annullerà la delibera della precedente amministrazione (come richiesta ufficiale dal Comitato) .
Il dibattito è acceso, il fulcro del problema non è l’oggetto della convocazione, (le fasce Isee stabilite per il 2013) ma i bollettini del 2012 recapitati ai disabili e alle loro famiglie.
Il Presidente Vitiello spiega chiaramente la situazione in cui versano gli Uffici dei Servizi Sociali che sono stati completamente abbandonati dalle precedenti amministrazioni con una realtà di due figure tecniche una Assistente sociale e una psicologa ad occuparsi di una città di 65000 abitanti, mentre il rapporto dovrebbe essere di 1/10000 e spiega ancora le ragioni per le quali nel Consiglio Comunale non si procederà all’annullamento della delibera (un motivo su tutti perchè si produrrebbe un danno erariale) Il Comitato ha chiesto un segnale forte o un atto di coraggio, ma non è questo il nostro ruolo, ma quello di far si che la macchina amministrativa funzioni, stante la situazione attuale
Il dirigente Trabocchini illustra passo passo tutto l’iter seguito nel 2012 che ha portato come risultato la delibera agli atti. La precedente amministrazione ha richiesto una contribuzione da parte delle famiglie dei disabili secondo il decreto legge 109 del 1998 dove l’ISEE dell’utente è calcolato in base a tutto il nucleo famigliare di appartenenza. I proventi di questa contribuzione sarebbero stati interamente reinvestiti sulla lunga lista d’attesa. Di fatto neanche un euro è arrivato nelle casse comunali.
Il Comitato disabili sostiene che il decreto 109 è stato rettificato dal decreto 130 del 2000 e chiedono che l’ISEE dell’utente venga calcolato solo sul reddito della sola persona disabile e non su tutto il nucleo familiare. Il dirigente Trabocchini invita il Comitato ad impugnare la delibera nelle sedi opportune, visto che è sicuro del suo operato. Il consigliere Mambelli presenta una mozione in cui si invita l’amministrazione a considerare l’assistito come nucleo familiare a se.

La discussione del 4 punto è stata particolarmente pesante, glissiamo diversi passaggi che evidenzierebbero la pochezza di alcune affermazioni da parte della minoranza o le ipotesi anche solo moralmente discutibili fatte sia dalla minoranza che dal Comitato disabili. Di sicuro se esistesse la disabilità dell’animo avremmo potuto certificare molte esenzioni totali in giornata.
Verrà riportato l’argomento in commissione, come tavolo di lavoro tematico, sia per la determinazione delle fasce relative al 2014 che per attivare una assistenza domiciliare di qualità.
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Membri M5S Commissione Politiche Sociali e Pari Opportunità, Sport, Politiche Giovanili, del Tempo Libero, Pubblica Istruzione, Edilizia Scolastica, Università, Studi e Ricerche, Programmi Speciali, Cultura e Turismo

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5 Responses to Commissione politiche sociali del 4/11

  1. LE PERSONE PRESENTI, PUR SAPENDOLO, HANNO OMESSO LA DISABILITA’ AUTISMO. CI SONO DIVERSI RAGAZZI NELLE SCUOLE DI OGNI ORDINE E GRADO. QUESTA DISABILITA’ NON PUO’ ESSERE TRATTATA IN MODO GENERICO DA ENTI E PERSONE NON QUALIFICATE, MA DA LINEE GUIDA ISS .. Riscontro molte inesattezze anche da parte della signora Serra che propone cose arrangiate, da solite associazioni come evidentemente abituata, circa il servizi socio-educativi …….che con l’autismo non hanno nulla a che vedere. Riscontro un perdurare di comportamenti omissivi e ciarlataneschi che non sono in linea
    con il..DECRETO-LEGGE N. 158, 13 SETTEMBRE 2012

    (Gazzetta Ufficiale n. 214 del 13.09.12, Art.3, Comma 1)

    Art 3. Responsabilita’ professionale dell’esercente le professioni sanitarie

    1. Fermo restando il disposto dell’articolo 2236 del codice civile, nell’accertamento della colpa lieve nell’ attivita’ dell’esercente le professioni sanitarie il giudice, ai sensi dell’articolo 1176 del codice civile, tiene conto in particolare dell’osservanza, nel caso concreto, delle linee guida e delle buone pratiche accreditate dalla comunita’ scientifica nazionale e internazionale. Pertanto la Linea guida n,21 dell’ISS sul trattamento dell’autismo può contare su una maggiore forza, poichè il medico che se ne allontana può essere accusato anche nel caso di colpa lieve, con le conseguenze di obbligo di risarcimenti da pagare. E’ una buona norma che da un lato tranquillizza i medici aggiornati che si attengono alle linee guida e dall’altro facilita le richieste di risarcimento dei malati che hanno ricevuto danni da comportamenti “devianti” dei sanitari. I ciarlatani che speculano sulla malattia vendendo interventi non efficaci rischiano più di prima di dovere pagare risarcimenti e questo può essere un disincentivo efficace alle loro pratiche, stante che la loro motivazione principale è il profitto. Anche i sanitari onesti che non applicano le linee guida rischiano, con il loro comportamento omissivo, di dovere risarcire i danni derivanti dal mancato miglioramento del paziente.

    Fonte: Normattiva.it
    Questa è una di tante sentenze….Autismo e diritto alle cure: un importante provvedimento

    Le prestazioni in materia di autismo vanno effettuate sotto la diretta supervisione di personale dotato di apposita e specifica qualificazione professionale e all’insegna della continuità assistenziale, oltreché condivise e accettate dai genitori. Un’Azienda USL, inoltre, non può disporre di un insindacabile potere discrezionale nell’erogare le prestazioni: lo ha stabilito un’importante Ordinanza recentemente prodotta dal Tribunale di Bologna

    Ragazzo alla finestra, fotografato di spalle. Foto in bianco e neroIntervenuta in giudizio insieme alla famiglia coinvolta, per la difesa del diritto alla salute e alla cura di un bambino con autismo, l’ANGSA di Bologna (Associazione Nazionale Genitori SoggettiAutistici) esprime ora grande soddisfazione per la recente Ordinanza con cui il 28 ottobre scorso il Tribunale del capoluogo emiliano ha obbligato l’AUSL locale a fornire un «Educatore Professionale Specializzato esperto ABA-VB, certificato BCBA, in aggiunta agli insegnanti di sostegno ed ai pedagogisti convenzionati con il Comune di Bologna», dopoché, come si legge sempre nel testo del provvedimento, l’AUSL di Bologna aveva «manifestato la propria indisponibilità alla prosecuzione della terapia con il metodo ABA, probabilmente a causa della manacnza allo stato, di personale qualificato e specializzato in tale terapia comportamentale, ed ha invece proposto metodi terapeutici diversi, con personale non specializzato nel metodo ABA».
    Quando si parla di “metodo ABA-VB”, è doveroso ricordarlo, ci si riferisce, come viene spiegato dall’ANGSA Bologna, «all’Applied Behavior Analysis ( “Analisi Comportamentale Applicata”) e al Verbal Behavior (“Comportamento Verbale”), strategie validate scientificamente nel mondo e consigliate dalla Linea Guida n. 21, “Trattamento dei disturbi dello spettro autistico nei bambini e adolescenti”, prodotta dall’Istituto Superiore di Sanità nell’ottobre 2011». Una metodica, riferiscono sia l’ANGSA, sia lo stesso Giudice del Tribunale di Bologna, che aveva portato il bimbo protagonista della vicenda «a ottenere grandi miglioramenti nel corso degli ultimi tre anni» e che la famiglia «aveva proseguito a spese proprie».

    Alcuni interessanti elementi vengono sottolineati anche da Giorgio Muccio, l’avvocato che aveva proposto il ricorso, a nome della famiglia e dell’ANGSA. «L’Ordinanza del Giudice di Bologna – dichiara Muccio – enuncia alcuni importanti princìpi, tra i quali ad esempio quello di avere implicitamente riconosciuto che l’AUSL – come in genere in ogni trattamento sanitario oggi codificato in protocolli terapeutici – non dispone di un assoluto e insindacabile potere discrezionale nell’organizzare ed erogare le proprie prestazioni, anche in una materia come quella trattata. Altro importante principio, poi, è che le prestazioni in materia di autismo devono essere effettuate sotto la diretta supervisione di personale dotato di apposita e specifica qualificazione professionale».
    «E ancora – prosegue il legale – il provvedimento ha stabilito che dev’essere assolutamente rispettato il principio della continuità assistenziale: quando cioè, come nel caso di questo bambino, un determinato trattamento ha dato risultati riscontrati nel lungo periodo come positivi, esso non può e non dev’essere mutato con interventi alternativi o confusamente aggiuntivi. Le cure prestate al bambino autistico devono essere inoltre condivise e accettate dai genitori, come compartecipi delle cure stesse».
    «Infine – conclude Muccio – nella sua Ordinanza il Giudice sembra avere ritenuto che l’AUSL di Bologna sia stata, nel caso, per lungo tempo inadempiente, nel senso che le cure da essa offerte – a nostro avviso anche in modo tardivo -, non hanno dato risultati significativi, mentre efficaci sono state quelle prescritte dall’Azienda Sanitaria Marche Nord, centro specializzato per l’autismo della Regione Marche, cure che finora i genitori hanno dovuto sostenere privatamente». (S.B.)
    Ricordiamo ancora che è visionabile il testo integrale dell’Ordinanza del Tribunale di Bologna…………………………………………………………………
    C’è tanto carteggio da vedere e studiare relativo ai diritti attuali dei bambini autistici, ai signori asl/uonpi è stato più volte segnalato….ma.. Non si può continuare a fare carico ai nostri ragazzi per le omissioni, i dirottamenti, le casse vuote ecc. Abbiamo già subito un abuso troppo grande: la negazione di qualcosa che poteva farli migliorare o addirittura uscire dal loro stato. Si continua così? O si cerca di recuperare?..Se posso permettermi: vi affidate ancora troppo ad associazioni in un momento in cui dovendo privilegiare il lavoro “VERO” sono state piuttosto declassate. Mi pare, c’è stato un momento con la spending review che erano state addirittura cancellate.La Regione Lazio stava rielaborando un albo con criteri nuovi. Libere naturalmente di fare gratuitamente quello che vogliono ma non cose arrangiate su disabili. In attesa, di sapere in che modo intendete recuperare senza trincerarvi dietro: la situazione in cui versano le casse del Comune…che non ce ne può importare di meno…Non abbiamo mai fatto parte della “Giostra” che ha girato e gira intorno a tali casse, proprio per avere ciò che è l’appropriatezza e non la scorciatoia….Per quanto non chiaro, a dispoisizione

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  2. Non trovo il commento precedente…pazienza. Desidero chiedere chiarimenti in merito a una richiesta di partecipazione tramite fax ai tavoli tematici disabilità 2013 di Ardea, come comune capofila, Ho risposto con gli argomenti soliti, tramite fax: elenco disabili a scuola, rispetto linee guida ISS , come da legge art.158 ecc. (Nessun seguito, non è più capofila?) Inoltre per e-mail mi è pervenuta richiesta di informazioni da parte ASL, Dr. Poleselli, assente da ca 2 mesi per malattia. Si scusava e voleva riallacciare contatti, chiedeva informazioni ca i nostri bisogni Ho risposto per e-mail: Solito nulla al di fuori del rispetto linee guida ecc. Anche questo medico ….Come e con chi. e quante volte si fanno questi tavoli, l’unp staccato dall’altro?? Grazie.

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  3. Mi pare e penso dovrebbe essere così: Per RICHIESTE, SEGNALAZIONE BISOGNI, tutti associazioni non riconosciute, riconosciute privati cittadini vanno ascoltati……..Per INTERVENTI, SOLUZIONI, ECC. possono intervenire “solo” ASSOCIAZIONI RICONOSCIUTE (che, per il riconoscimento, sono tenute a regole, norme simili a normali attività con tutti gli oneri che comportano) e solo in questo caso vanno aiutate con sovvenzioni? Non mi pare che
    di riscontrare questo nella vostra relazione
    HO LETTO, (verificare fonti, elencate in fondo)……. Le associazioni riconosciute e non riconosciute
    Sono le due grandi tipologie in cui rientrano tutte le associazioni: la prima più impegnativa, ma in grado di garantire benefici e un riconoscimento istituzionale, la seconda più agile e diffusa, adatta per chi vuole mettersi alla prova

    Tutte le associazioni, qualunque sia la forma associativa che le caratterizza, rientrano tra le associazioni riconosciute o tra quelle non riconosciute. La differenza tra le due categorie sta nella modalità di costituzione, nel riconoscimento o meno della personalità giuridica e nel livello di responsabilità degli amministratori.

    Le associazioni riconosciute
    Sono riconosciute le associazioni che hanno ottenuto il riconoscimento della personalità giuridica da parte dello Stato.
    La personalità giuridica consente alle associazioni di avere un’autonomia patrimoniale perfetta, ovvero si determina la separazione del patrimonio dell’ente da quello dei soci, che agiscono in nome e per conto dell’ente. Questo significa che le responsabilità di tipo economico derivanti da attività svolte dall’associazione ricadono solo sull’associazione e non sui patrimoni delle singole persone che la compongono o degli amministratori.
    Le associazioni riconosciute possono usufruire di particolari benefici previsti dalla legge, come la possibilità di richiedere contributi da parte di enti pubblici. Hanno la possibilità di ricevere eredità e donazioni o di comprare immobili.
    Per ottenere il riconoscimento della personalità giuridica è necessario stanziare un capitale che rimarrà vincolato: non potrà essere utilizzato per altri scopi dall’associazione, proprio perché rappresenta la garanzia della solvibilità dell’associazione stessa, in caso di obbligazioni verso terzi.

    La costituzione dell’associazione riconosciuta deve avvenire secondo una procedura formale:

    l’Atto costitutivo deve essere un atto pubblico, sottoscritto in presenza di un notaio o un pubblico ufficiale;
    lo Statuto dell’associazione deve essere registrato presso l’Ufficio del Registro dell’Agenzia delle Entrate;
    la domanda per il riconoscimento della personalità giuridica, insieme alla documentazione richiesta, deve essere presentata alla Prefettura della provincia in cui l’ente ha sede.
    La richiesta deve essere presentata dal legale rappresentante dell’associazione. La Prefettura, accertata la presenza delle condizioni previste dalla normativa, l’esistenza di uno scopo possibile e lecito, e che il patrimonio sia sufficiente, la inoltrerà per l’approvazione, attraverso il Ministero competente, alla Presidenza della Repubblica.
    Sul sito del Ministero dell’Interno è possibile approfondire le informazioni sulle modalità di riconoscimento delle persone giuridiche.

    Le associazioni riconosciute hanno inoltre appositi albi nazionali, regionali o provinciali e comunali in cui iscriversi. Nella Regione Lazio, la piattaforma online per iscriversi al Registro delle Associazioni è il portale ARTeS, promosso dall’Assessorato alle Politiche Sociali e Famiglia.

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    Le associazioni non riconosciute
    Le associazioni non riconosciute sono la maggior parte, anche perché il riconoscimento richiede tempo e oneri economici non trascurabili. Sono prive di personalità giuridica, non hanno un riconoscimento istituzionale. Non godono di un’autonomia patrimoniale perfetta, cioè, nel loro caso non c’è separazione assoluta tra patrimonio dei membri e patrimonio dell’ente.

    Si basano, come le associazioni riconosciute, sull’accordo raggiunto tra gli associati. Il contratto di associazione non prevede però per legge nessuna particolare formalità. È valido anche se in forma orale o se redatto con una scrittura privata, senza bisogno di ricorrere a un notaio o a un pubblico ufficiale, e senza altri elementi specifici se non quelli previsti dal codice civile per identificare gli enti senza fini di lucro. La forma scritta serve però se l’associazione acquisisce beni immobili. Per maggiore sicurezza sugli accordi presi è comunque opportuno, anche se non obbligatorio, che l’Atto costitutivo sia in forma scritta.
    Nella maggior parte dei casi, infatti, anche le associazioni non riconosciute ricorrono alla redazione dell’Atto costitutivo e dello Statuto, che è opportuno registrare presso l’Ufficio del Registro dell’Agenzia delle Entrate per ottenere il codice fiscale dell’associazione, necessario per operare e avere relazioni con altri enti, associazioni o individui. Allo stesso modo è consigliabile l’iscrizione negli appositi albi presso gli enti locali.

    Chi intende costituire un’associazione non riconosciuta deve comunque trovare un accordo su:

    scopo dell’associazione;
    condizioni di ammissione degli associati;
    regole, ordinamento interno e amministrazione;
    denominazione;
    sede;
    patrimonio.
    Sia le associazioni riconosciute che quelle non riconosciute possono ottenere la qualifica di Onlus.

    Per approfondimenti sulle Onlus, sulle varie tipologie associative e su come creare un’associazione si rimanda alle pagine dedicate presenti nel sito.

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    Informazioni
    Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Direzione Generale per il volontariato, l’associazionismo e le formazioni sociali – Divisione II Associazionismo
    Indirizzo: Via Fornovo, 8 – 00192 ROMA (RM)

    Telefono: 06.46834575 – 06.46834489

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    Sito web: http://www.lavoro.gov.it

    Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Direzione Generale per il volontariato, l’associazionismo e le formazioni sociali – Divisione III Volontariato
    Indirizzo: Via Fornovo, 8 – 00192 ROMA (RM)

    Telefono: 06.46835650 – 06.46834091

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    Email: volontariato@lavoro.gov.it

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    Telefono: 848.800.444 – 06.96668907 da cellulare

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    Regione Lazio – Assessorato alle Politiche Sociali e Famiglia
    Indirizzo: Via del Serafico, 127 – 00142 ROMA (RM)

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    http://www.socialelazio.it
    http://www.regione.lazio.it

    Fonti
    Codice civile, Libro I, Capo II “Delle associazioni e delle fondazioni”, art. 14 e segguenti; Capo III “Delle associazioni non riconosciute e dei comitati”, art. 36 e seguenti;

    D.P.R. n. 361 DEL 2000.

    Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

    Ministero dell’Interno

    Agenzia delle Entrate

    Riferimenti utili

    Agenzia per il Terzo Settore

    CSVnet – Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato

    CESV Centro Servizi per il Volontariato

    SPES – Associazione Promozione e Solidarietà

    Portale del Volontariato del Lazio

    TorinoGiovani, il portale Informagiovani del Comune di Torino

    Portale delle organizzazioni no profit del Friuli Venezia Giulia

    Sito NoProfit.org

    Parole chiave
    associazioni associazione associazionismo associazioni riconosciute associazioni non riconosciute

    Ultimo aggiornamento 22/10/2013
    Sempre in attesa regolarizzazione disabili autistici a scuola secondo norme. Grazie

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  4. QUANTE, A POMEZIA, SONO ASSOCIAZIONI RICONOSCIUTE E QUINDI POSSONO AVERE A CHE FARE CON LE ISTITUZIONI, CON CONTRIBUTI ECC.??? Le associazioni riconosciute e non riconosciute
    Sono le due grandi tipologie in cui rientrano tutte le associazioni: la prima più impegnativa, ma in grado di garantire benefici e un riconoscimento istituzionale, la seconda più agile e diffusa, adatta per chi vuole mettersi alla prova

    Tutte le associazioni, qualunque sia la forma associativa che le caratterizza, rientrano tra le associazioni riconosciute o tra quelle non riconosciute. La differenza tra le due categorie sta nella modalità di costituzione, nel riconoscimento o meno della personalità giuridica e nel livello di responsabilità degli amministratori.

    Le associazioni riconosciute
    Sono riconosciute le associazioni che hanno ottenuto il riconoscimento della personalità giuridica da parte dello Stato.
    La personalità giuridica consente alle associazioni di avere un’autonomia patrimoniale perfetta, ovvero si determina la separazione del patrimonio dell’ente da quello dei soci, che agiscono in nome e per conto dell’ente. Questo significa che le responsabilità di tipo economico derivanti da attività svolte dall’associazione ricadono solo sull’associazione e non sui patrimoni delle singole persone che la compongono o degli amministratori.
    Le associazioni riconosciute possono usufruire di particolari benefici previsti dalla legge, come la possibilità di richiedere contributi da parte di enti pubblici. Hanno la possibilità di ricevere eredità e donazioni o di comprare immobili.
    Per ottenere il riconoscimento della personalità giuridica è necessario stanziare un capitale che rimarrà vincolato: non potrà essere utilizzato per altri scopi dall’associazione, proprio perché rappresenta la garanzia della solvibilità dell’associazione stessa, in caso di obbligazioni verso terzi.

    La costituzione dell’associazione riconosciuta deve avvenire secondo una procedura formale:

    l’Atto costitutivo deve essere un atto pubblico, sottoscritto in presenza di un notaio o un pubblico ufficiale;
    lo Statuto dell’associazione deve essere registrato presso l’Ufficio del Registro dell’Agenzia delle Entrate;
    la domanda per il riconoscimento della personalità giuridica, insieme alla documentazione richiesta, deve essere presentata alla Prefettura della provincia in cui l’ente ha sede.
    La richiesta deve essere presentata dal legale rappresentante dell’associazione. La Prefettura, accertata la presenza delle condizioni previste dalla normativa, l’esistenza di uno scopo possibile e lecito, e che il patrimonio sia sufficiente, la inoltrerà per l’approvazione, attraverso il Ministero competente, alla Presidenza della Repubblica.
    Sul sito del Ministero dell’Interno è possibile approfondire le informazioni sulle modalità di riconoscimento delle persone giuridiche.

    Le associazioni riconosciute hanno inoltre appositi albi nazionali, regionali o provinciali e comunali in cui iscriversi. Nella Regione Lazio, la piattaforma online per iscriversi al Registro delle Associazioni è il portale ARTeS, promosso dall’Assessorato alle Politiche Sociali e Famiglia.

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    Le associazioni non riconosciute
    Le associazioni non riconosciute sono la maggior parte, anche perché il riconoscimento richiede tempo e oneri economici non trascurabili. Sono prive di personalità giuridica, non hanno un riconoscimento istituzionale. Non godono di un’autonomia patrimoniale perfetta, cioè, nel loro caso non c’è separazione assoluta tra patrimonio dei membri e patrimonio dell’ente.

    Si basano, come le associazioni riconosciute, sull’accordo raggiunto tra gli associati. Il contratto di associazione non prevede però per legge nessuna particolare formalità. È valido anche se in forma orale o se redatto con una scrittura privata, senza bisogno di ricorrere a un notaio o a un pubblico ufficiale, e senza altri elementi specifici se non quelli previsti dal codice civile per identificare gli enti senza fini di lucro. La forma scritta serve però se l’associazione acquisisce beni immobili. Per maggiore sicurezza sugli accordi presi è comunque opportuno, anche se non obbligatorio, che l’Atto costitutivo sia in forma scritta.
    Nella maggior parte dei casi, infatti, anche le associazioni non riconosciute ricorrono alla redazione dell’Atto costitutivo e dello Statuto, che è opportuno registrare presso l’Ufficio del Registro dell’Agenzia delle Entrate per ottenere il codice fiscale dell’associazione, necessario per operare e avere relazioni con altri enti, associazioni o individui. Allo stesso modo è consigliabile l’iscrizione negli appositi albi presso gli enti locali.

    Chi intende costituire un’associazione non riconosciuta deve comunque trovare un accordo su:

    scopo dell’associazione;
    condizioni di ammissione degli associati;
    regole, ordinamento interno e amministrazione;
    denominazione;
    sede;
    patrimonio.
    Sia le associazioni riconosciute che quelle non riconosciute possono ottenere la qualifica di Onlus.

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    Sito web: http://www.agenziaentrate.gov.it

    Regione Lazio – Assessorato alle Politiche Sociali e Famiglia
    Indirizzo: Via del Serafico, 127 – 00142 ROMA (RM)

    Telefono: 06.51688639

    Fax: 06.51688452

    Sito web:
    http://www.socialelazio.it
    http://www.regione.lazio.it

    Fonti
    Codice civile, Libro I, Capo II “Delle associazioni e delle fondazioni”, art. 14 e segguenti; Capo III “Delle associazioni non riconosciute e dei comitati”, art. 36 e seguenti;

    D.P.R. n. 361 DEL 2000.

    Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

    Ministero dell’Interno

    Agenzia delle Entrate

    Riferimenti utili

    Agenzia per il Terzo Settore

    CSVnet – Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato

    CESV Centro Servizi per il Volontariato

    SPES – Associazione Promozione e Solidarietà

    Portale del Volontariato del Lazio

    TorinoGiovani, il portale Informagiovani del Comune di Torino

    Portale delle organizzazioni no profit del Friuli Venezia Giulia

    Sito NoProfit.org

    Parole chiave
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    Ultimo aggiornamento 22/10/2013

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  5. Con invarianza dei servizi ai cittadini” Quindi chi non pagava prima l’assistenza domiciliare, non doveva essere indotto a pagare….ma i fondi si dovevano trovare dalla riduzione di costi su cose meno necessarie…. E’ interessantissima la spending review ma non è piaciuta? Tutti a continuare come prima? Per quanto tempo?.

    DECRETO-LEGGE 6 luglio 2012, n. 95 – Governo Italiano

    http://www.governo.it/backoffice/allegati/68648-7830.pdf

    06/lug/2012 – DECRETO-LEGGE 6 luglio 2012, n. 95. Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini.
    QUESTA LEGGE E’ SUCCESSIVA A QUELLE CITATE PER IL CONTRIBUTO ASSISTENZA DOMICILIARE……..SI DOVEVA RISPARMIARE IN QUALCOSA E…………..

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