Avete presente “I Simpson”?

Certo, come no; chi non li conosce?
In questo cartone, c’è una puntata in cui il famigerato signor Burns viene condannato a pagare 3 milioni di dollari di multa al comune di Springfield per aver versato i rifiuti tossici della sua centrale nucleare sotto il suolo della cittadina.

Viene così indetta un’ assemblea cittadina durante la quale il sindaco Joe Quimby chiede ai cittadini di valutare varie proposte su come reinvestire il denaro appena ricevuto. Un imprenditore senza scrupoli introduce l’idea della monorotaia e, nonostante le obiezioni di Marge Simpson, la proposta viene messa ai voti e quindi Springfield avrà la sua linea metropolitana su monorotaia.

In un altro episodio, Homer Simpson, dopo un incidente avvenuto a causa della strada malformata su cui marciava con la propria automobile, si reca ad un’assemblea cittadina e presenta una petizione organizzata da lui per chiedere la messa in sicurezza di tutte le strade. Dopodiché diventa una sorta di eroe cittadino in quanto promotore periodico di petizioni sulla sicurezza.

In un altro episodio, viene chiesto ai cittadini (sempre durante un’assemblea cittadina)come riqualificare una vecchia villa che, fino a poche settimane prima, ospitava un bordello clandestino.  Vengono vagliate varie proposte, finché la cittadinanza non vota per aprirci un casinò.

Ho fatto tutti questi esempi “animati” per introdurre la mia idea di vera democrazia.
Negli episodi sopra citati, ma solitamente in tutte le cittadine degli Stati Uniti,  quando viene indetta un’assemblea cittadina ordinaria il sindaco fa stampare una serie di manifesti, ne appende uno di fronte al municipio (solitamente in uno di quei tabelloni su cui vengono anche scritte le varie delibere), e fa tappezzare la città di manifesti per avvisare la cittadinanza.

Sui manifesti viene indetto l’ordine del giorno e si invitano i cittadini a partecipare. Alle assemblee si possono anche presentare petizioni, referendum e leggi di iniziativa popolare da far valutare al consiglio (che è sempre presente alle assemblee, proprio per questo motivo)

Il comune poi affitta un teatro (per esempio: un teatro come il Cinema dei Preti di via Orazio)  per il giorno deciso nei manifesti.

Le assemblee solitamente iniziano con un discorso del sindaco, in cui viene fatto un resoconto sugli ultimi lavori svolti dal comune,  viene presentato un piccolo bilancio del mese, per far vedere ai cittadini come e quando il comune ha speso i loro soldi.

Dopodiché la parola passa ai vari assessori, i quali approfondiscono ognuno i dettagli del loro operato nei loro campi di competenza.
E, infine, la parola passa ai cittadini. Se qualcuno ha delle proposte da fare, delle petizioni da presentare, delle iniziative da discutere, si fa avanti sul palco e parla.

A queste assemblee vengono anche assegnati vari riconoscimenti cittadini per le persone più in vista.
Dopo l’assemblea, il comune è obbligato a lavorare sulle proposte approvate e farne un resoconto durante l’assemblea successiva.

Come sarebbe bello se in Italia funzionasse esattamente alla stessa maniera? Assemblee pubbliche, libere, per tutti i cittadini.

Ovviamente, per le cittadine come Pomezia, è sufficiente un’assemblea pubblica. Per le metropoli come Roma si tratterebbe di assemblee municipali nei vari municipi in cui è divisa l’amministrazione cittadina.

I mezzi di comunicazione per informare i cittadini ci sono: sito istituzionale del comune,  eventuali APP da far scaricare negli smartphone e nei tablet dei cittadini che mandino una notifica per ogni assemblea indetta, mailing list, e pubblicazione di manifesti, annunci su TG locali via TV e Radio (sempre locali)…insomma, i presupposti ci sono tutti.  Perché non si può fare?

Perché le assemblee e i consigli che si fanno sono sempre praticamente a porte chiuse? Se, per esempio, al posto del consiglio comunale in cui si è deciso di destinare i soldi per le opere pubbliche al restauro della chiesa, fosse stata fatta un’assemblea del genere, io lo avrei preferito. Anche se avesse vinto il “sì” per il restauro della chiesa.

Lo avrei preferito perché avrebbero deciso i cittadini in democrazia.
Io non pretendo che le mie idee “vincano” sempre, vorrei solo avere un modo più efficace di presentarle, un consiglio comunale più aperto ad ascoltarmi e i cittadini pronti ad accogliermi o a criticarmi liberamente e direttamente. Se poi le mie idee non passano, vuol dire che in questa città vogliono così.

O forse chiedo troppo?

 

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One Response to Come sarebbe bello se….

  1. leonhart358 scrive:

    Puoi. Spiegarmi meglio in cosa coinsite preasentare delle petizioni anche da parte di un publico cittadino sapresti indicarmi le norme che gestiscono questa regola ?

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