Pubblichiamo l’appello di Sara con la speranza che sia di buon auspicio per l’evoluzione della vicenda dei lavoratori coinvolti e che serva a dare risalto al loro disagio.

Buonasera,
vi scrivo per segnalarvi una triste storia che sta avvenendo nel p.v. ex Emmelunga di Via Pontina (dove lavora mia madre) e che coinvolge anche il vecchio Aiazzone di Via dei Castelli Romani, nonchè gli altri circa 40 punti vendita dislocati in tutta Italia.

Dato che proprio domani, martedì 22 febbraio, vi sarà una riunione c/o la sede del Ministero dello Sviluppo Economico per decidere delle loro sorti (e di quelle dell’azienda) sarebbe molto importante dare visibilità alla storia di queste persone, che è anche un po’ la mia.
In allegato vi invio un piccolo racconto che sintetizza le vicende di questi giorni.

Spero vogliate prendere in considerazione il nostro appello. Siamo in una situazione disperata e l’unica possibilità per far valere i nostri diritti è quella di far sentire la nostra voce.

Grazie anticipatamente per l’attenzione ed il sostegno.

Sara R. Djelveh

La sua lettera: Tutto su mia madre

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3 Responses to Aiazzone – Emmelunga: l’appello di una figlia

  1. mariod scrive:

    esprimo la mia più sincera solidarietà a Sara e a tutte quelle persone che stanno subendo questro trattamento da regime!
    ribadisco al contempo che nel nostro paese ci vogliono degli interventi SIGNIFICATIVI per “rianimare” il lavoro!
    purtroppo però la classe dirigente e politica in Italia pensa ad altro….

    sta noi cambiare le cose!

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  2. gerry.signorelli scrive:

    come è andato a finire poi l’incontro con il Ministero?

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  3. Am1979 scrive:

    Ciao esprimo anch’io la mia solidarità a Sara e so benissimo come ci si sente. Anche mio padre alcuni anni fà ha perso il lavoro dopo che la sua azienda (una SPA) ha deciso di chiudere la fabbrica a Chivasso (TO) per potare la produzione in Polonia. Ha lavorato come operaio nel reparto verniciatura e rifinizione per 22 anni e tutti i giorni tra andata e ritorno percorreva 100 km in auto o con i mezzi pubblici. Prima di andare in pensione, lui è rientrato nei pochi fortunati, per 3 anni è stato in cassa integrazione ed 1 anno senza stipendio e pensione.
    Io penso che sia opportuno che la classe politica promuova della azioni mirate (attraverso leggi, decreti ecc…) per far si che le aziende investano in Italia e non all’estero.
    Devono abbassare le tasse sia alle aziende sia ai lavoratori. Basta pagare per gli altri e ai finanziamenti pubblici a favore di talune categorie piuttosto che altre. A cosa è servito, per es. il finaziamento pubblico ad una nota SPA del settore automobilistico se poi invece di investire in Italia la fa da padrona producendo all’estero o addirittura minanciando di andarsene del tutto dall’Italia? Io come capo del Governo/ Stato gli avrei risposto: “Te ne vuoi andare? Allora ridai i soldi agli italiani!” Secondo me avrebbe abbassato l’A.D. un pò la cresta. Scusate l’espressione.
    Lascio a tutti riflettere.
    Buona giornata.

    Amn

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