Democrazia. Il significato di questa parola è chiaro: sovranità al popolo. Ciò che non è chiaro a molte (purtroppo!) è il metodo attraverso il quale si possa garantire una reale e piena sovranità popolare. Nel nostro Paese, come nel resto dei paesi definiti “democratici” (escluse Svizzera, California, Oregon e Baviera dove la democrazia diretta è alla base di queste società), la democrazia è rappresentativa (..meglio definibile pseudo-democrazia..): il popolo “delega”, attraverso il voto, pochi eletti come rappresentanti, che saranno poi legittimati a decidere cosa e come legiferare ed amministrare.

Questo metodo si è dimostrato nel tempo fallimentare in molti (non tutti fortunatamente…) Paesi definiti appunto “democratici”.

Il motivo principale di questo fallimento sta nel fatto che il popolo viene “interpellato” solo al momento del voto per la scelta di chi dovrà governare, sulla base di un programma “intenzionale” (ma non vincolante!) che puntualmente non viene rispettato o solo parzialmente attuato.

Nel periodo che intercorre tra una elezione ed un’altra, i governanti non si curano più delle esigenze, delle richieste e delle volontà dei cittadini, forti del fatto che il loro ruolo istituzionale non è vincolato appunto da nulla; una volta “eletti” decidono le sorti del Paese e il giudizio popolare diventa marginale. Pertanto oggi non si può parlare di democrazia (né tantomeno definire il nostro sistema democratico) ma di oligarchia e partitocrazia.

E’ questa la vera causa che ha portato il nostro Paese (e non è il solo..) alla deriva.

L’economia è solo uno degli aspetti in forte crisi; c’è crisi sociale, politica, etica e culturale.

La soluzione per uscire da questo stato, privo di prospettive e di speranza, è una: semplicemente rispettare un principio fondante della nostra Costituzione, il 2° comma dell’articolo 1 cita testualmente: La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

L’unico metodo che possa garantire questo principio fondamentale ed imprescindibile è la:

Democrazia diretta e partecipativa.

Questo metodo però deve necessariamente partire dal basso (anche perchè non verrà mai calato dall’alto…), dai comuni, proseguire a livello regionale e infine diventare un punto di riferimento nazionale.

Gli strumenti attraverso i quali si può ottenere questa forma democratica di governo sono chiari e semplici, ma al tempo stesso efficaci: referendum propositivi, consultivi ed abrogativi; l’iniziativa popolare; le consulte cittadine deliberative e i consigli comunali e regionali (omettiamo volutamente le province perchè ne vorremmo l’abrogazione a livello amministrativo) aperti.

Per quanto concerne i referendum la normativa vigente nella fattispecie l’art. 8 del Dlgs 267/2000 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali) prevede già la possibilità di queste forme di partecipazione, ma un forte vincolo: le consultazioni e i referendum non possono avere luogo in coincidenza con operazioni elettorali provinciali, comunali e circoscrizionali. Peraltro gli enti locali hanno la facoltà di decidere se e come questi referendum siano resi validi da quorum.

Pertanto questo strumento è già esistente ma serve necessariamente renderlo meno vincolato e più accessibile. Si dovrebbe partire dalla riduzione delle firme da raccogliere per presentare i quesiti referendari per poi arrivare all’abrogazione del quorum.

L’iniziativa popolare si dovrà rendere paritetica ad una mozione, per cui ogni proposta e/o richiesta sottoscritta dai cittadini in maniera formale dovrà essere sottoposta a votazione.

Le consulte cittadine dovranno appunto essere rese deliberative.

Infine dovranno essere istituiti i “consigli comunali e regionali aperti”, per dare modo ai cittadini di avere il diritto di poter intervenire durante il loro svolgimento.

Solo attuando tutto questo il cittadino si sentirà realmente coinvolto e capirà la sua importanza decisionale; sarà di conseguenza stimolato a ponderare ogni sua scelta e ad agire con consapevolezza e responsabilità. Prevarrà senza alcun dubbio la volontà di gestire una società al fine di garantire il bene comune ed una civile convivenza.

Concludo con un invito rivolto a tutti:

Approfondite questo l’argomento sulla “Democrazia diretta e partecipativa” leggendo alcuni libri dai quali mi sono ispirato, e che trovate sul nostro sito nella sezione ebook (scaricabili gratuitamente).

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