preambolo dal sito del ministero ambiente:

Il GPP (Green Public Procurement – Acquisti Pubblici Verdi) è definito dalla  Commissione europea come “… l’approccio in base al quale le Amministrazioni Pubbliche integrano i criteri ambientali in tutte le fasi del processo di acquisto, incoraggiando la diffusione di tecnologie ambientali e lo sviluppo di prodotti validi sotto il profilo ambientale, attraverso la ricerca e la scelta dei risultati e delle soluzioni che hanno il minore impatto possibile sull’ambiente lungo l’intero ciclo di vita”.

Si tratta di uno strumento di politica ambientale volontario che intende favorire lo sviluppo di un mercato di prodotti e servizi a ridotto impatto ambientale attraverso la leva della domanda pubblica.  Le autorità pubbliche che intraprendono azioni di GPP si impegnano sia a razionalizzare acquisti e consumi che ad incrementare la qualità ambientale delle proprie forniture ed affidamenti (cfr. il manuale Buying Green! predisposto per conto della  Commissione Europea).

I prodotti ‘ambientalmente preferibili’ sono per esempio quelli meno energivori, costituiti da materiale riciclato e/o privi di sostanze nocive, di maggior durata o output di processi produttivi meno impattanti, meno voluminosi, di facile riciclabilità….E’ chiaro che orientare la domanda pubblica verso prodotti con queste caratteristiche consente una riduzione dei consumi energetici, specie quelli derivanti da fonti fossili, la parallela riduzione delle emissioni climalteranti, la diminuzione della quantità di rifiuti prodotti e del carico sulle risorse naturali.

I benefici ambientali sono rilevanti già solo considerando i volumi di spesa – in base alle stime della Commissione Europea, la spesa pubblica nei paesi membri per beni, servizi e lavori ammonta annualmente a circa il 16% del relativo PIL – ma lo sono ancor di più se si valuta l’effetto leva che queste pratiche comportano nel sistema produttivo. E’ stato calcolato infatti che se tutti gli enti pubblici nel territorio dell’UE richiedessero computer a basso consumo energetico, e questo orientasse l’intero mercato in quella direzione, 830 000 tonnellate di CO2 non verrebbero più immesse nell’atmosfera; se tutti gli enti pubblici europei scegliessero servizi igienici e rubinetti efficienti nelle loro strutture, questo comporterebbe una riduzione del consumo di acqua intorno ai 200 milioni di tonnellate (pari allo 0,6 % del consumo totale delle famiglie nell’UE).

La diffusione capillare di pratiche di GPP è in grado di incidere positivamente quindi anche sulla competitività del sistema produttivo, che si troverà ad anticipare l’incessante evoluzione delle normative che introducono standard ambientali sempre più elevati e il trend della domanda sia pubblica che privata, sempre più orientata alla qualità ambientale.

L’efficacia del GPP nel promuovere le condizioni per favorire la diffusione di un modello di produzione e consumo sostenibile si può desumere anche in considerazione del notevolissimo riconoscimento che viene conferito al GPP sia in sede comunitaria che internazionale come strumento di politica ambientale, industriale ed economica.

Riconosciuto come strumento cardine della Politica Integrata dei Prodotti nell’ambito della relativa Comunicazione  COM 2003/302, la Commissione Europea già dal 2003 invitava gli stati membri ad adottare dei Piani d’azione nazionali sul GPP per assicurarne la massima diffusione. L’Italia, nell’ambito del coordinamento e delle competenze della DSA del Ministero dell’Ambiente, ha provveduto con il DI 135/2008 (consultare sezione corrispondente). Questa azione è stata introdotta nell’ambito di un’iniziativa più ampia in tema di “consumi e produzioni sostenibili” (confrontare sezione corrispondente).

Vale la pena infine menzionare la Comunicazione n.400 del 16 giugno 2008, “acquisti pubblici per un ambiente migliore”, che accopagna ilPiano d’azione europeo sul consumo e sulla produzione sostenibili e sulla politica industriale sostenibile (SCP/SIP) (vedi sezione SCP),  in quanto ha fornito ulteriore impulso in favore della diffusione del GPP, proponendo come obiettivo da conseguire entro il 2010  il 50% di acquisti “verdi” (sia come numero di appalti che come volume di acquisti).  A tal fine la Commissione Europea ha proposto una prima lista di criteri comuni a livello europeo (il cosiddetto toolkit vedi http://ec.europa.eu/environment/gpp/toolkit_en.htm).

Questo deve essere uno dei nostri obiettivi.

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